Mese Ottobre

“Vogliamo soffermarci alquanto, fratelli carissimi, sul rinnovamento di quel pio esercizio, che  è stato chiamato il compendio di tutto il vangelo: la Corona della beata Vergine Maria, il Rosario.
Dai convegni, studi e riflessioni di questi ultimi anni è apparsa in più vivida luce l’indole evangelica del Rosario, in quanto dal Vangelo esso trae l’enunciato dei misteri e le principali formule; al vangelo si ispira per suggerire, movendo dal gioioso saluto dell’Angelo e dal religioso assenso della Vergine, l’atteggiamento con cui il fedele deve recitarlo; e del Vangelo ripropone, nel susseguirsi armonioso delle Ave Maria, un mistero fondamentale – l’incarnazione del Verbo – contemplato nel momento decisivo dell’Annuncio fatto a Maria.
Preghiera evangelica è, dunque, il Rosario, come oggi forse più che nel passato amano definirlo i pastori e gli studiosi.
Incentrato nel mistero dell’incarnazione redentrice, il Rosario è preghiera di orientamento nettamente cristologico. Infatti il suo elemento caratteristico – la ripetizione del “Rallegrati, Maria” – diviene anch’esso lode incessante a Cristo, termine ultimo dell’annuncio dell’angelo e del saluto della madre del Battista: “Benedetto il frutto del tuo seno” (Lc. 1,42).
Diremo di più: la ripetizione dell’Ave Maria costituisce l’ordito sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri. Il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, a volta a volta, Figlio di Dio e della Vergine, nato in una grotta di Betlemme; presentato dalla Madre al Tempio; giovinetto pieno di zelo per le cose del Padre suo; Redentore agonizzante nell’orto, flagellato e coronato di spine, carico della croce e morente sul Calvario; risorto da morte e asceso alla gloria del Padre, per effondere il dono dello Spirito.
È noto che, appunto per favorire la contemplazione e far corrispondere la mente alla voce, si usava un tempo – e la consuetudine si è conservata in varie regioni – aggiungere al nome di Gesù, in ogni Ave Maria, una clausola che richiamasse il mistero annunciato.
Si è pure sentita con maggiore urgenza la necessità di ribadire, accanto al valore dell’elemento di lode e dell’implorazione, l’importanza di un altro elemento essenziale del Rosario: la contemplazione.
Senza di essa il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all’ammonimento di Gesù: “Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esaudito in ragione della loro loquacità” (Mt. 6,7).
Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell’orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze”.

Paolo VI: Esortazione Apostolica “Marialis cultus”.


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