Mese Aprile

 

MARIA AI PIEDI DELLA CROCE

 

Noi abbiamo in Maria “il modello e la guida per il nostro cammino”.

Maria ci precede e ci accompagna. Il silenzioso itinerario che comincia con la sua Immacolata Concezione e passa per il “” di Nazaret, che la rende Madre di Dio, trova sul Calvario un momento particolarmente importante. Anche là, accettando ed assistendo al sacrificio di suo Figlio, Maria è aurora della Redenzione; e là suo Figlio ce la consegnerà come Madre. “La Madre mirava con occhi di pietà le piaghe del Figlio, dal quale sapeva che doveva venire la redenzione del mondo” (sant’Ambrogio”.

Compie la volontà del Padre a nostro favore e ci accoglie tutti come figli, in virtù del testamento di Cristo: “Donna, ecco il tuo figlio”. “Ecco tua Madre” disse Gesù a Giovanni “e da quel momento il discepolo la prese nella sua casa” (Gv 19, 26-27).

Il dono della Madre era l’ultimo che Egli faceva alla umanità prima di consumare il suo Sacrificio. Il dono fatto a noi. Ma la maternità di Maria non è soltanto individuale. Ha un valore collettivo che si manifesta nel titolo di Madre della Chiesa. Effettivamente, sul Calvario, Ella si unì al sacrificio del Figlio che tendeva alla fondazione della Chiesa; il suo cuore materno condivise fino in fondo la volontà di Cristo di “riunire insieme tutti i figli di Dio che erano dispersi”. Avendo sofferto per la Chiesa, Maria meritò di diventare la Madre di tutti i discepoli del suo Figlio, la Madre della sua unità.


Ci sentiamo abbracciati da queste parole: “Ecco il tuo figlio”; ci sentiamo figli e la consideriamo nostra Madre. E questa sua maternità estendiamo a tutte le generazioni, a tutte le vicende lontane e vicine.

Nell’evoluzione di queste vicende, che pur nella difficoltà non hanno smesso di essere per noi sempre piene di speranza, leggiamo i segni della sua maternità. Rimangono nostri! Rimangono nostri perché abbiamo la Madre.

Il primo diritto dell’uomo è quello di discendere direttamente dalla maternità.

E così anche questa singolare maternità di Maria, tramandata un tempo all’evangelista e apostolo Giovanni, ed estesa a tanti uomini e ad intere nazioni, ci dà un particolare senso di identità.

Ci permette di vivere in speranza e di procedere verso il futuro, ringraziando di tutto ciò che nel passato è stato buono e creativo.

(Giovanni Paolo II)

 

 


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