Mese Febbraio

 

 

INTERCESSIONE DELLA MADRE


Perché sono proprio i malati a pellegrinare verso Lourdes? Perché quel luogo è diventato per loro quasi una “Cana di Galilea”, a cui si sentono invitati in modo particolare? Che cosa li attira a Lourdes con tanta forza? La risposta bisogna cercarla nella Parola di Dio.

A Cana c’era una festa di nozze, festa della gioia perché festa dell’amore. Possiamo immaginare facilmente il “clima” che regnava nella sala del banchetto. Anche quella bella gioia, tuttavia, era “una gioia insidiata”.   Gli sposi non lo sapevano, ma la loro festa stava per trasformarsi in un piccolo dramma, a motivo del venir meno del vino. Per loro fortuna con essi “c’era la Madre di Gesù” e conseguentemente “fu invitato alle nozze anche Gesù”; il quale sollecitato dalla Madre, cambiò miracolosamente l’acqua in vino.

Il banchetto di Cana ci parla di un altro banchetto: quello della vita  a cui tutti desideriamo di assiderci per gustare un po’ di gioia. Il cuore umano è fatto per la gioia e non dobbiamo meravigliarci se verso questa meta ognuno si protende. La realtà, purtroppo, sottopone invece tante persone all’esperienza del dolore: malattie, disgrazie, tare ereditarie, solitudine, torture fisiche, angosce morali, un ventaglio di “casi umani” concreti, ognuno dei quali ha un nome, un volto, una storia. Queste persone, se sono animate dalla fede, si volgono a Lourdes. Perché?

Perché sanno che là, come a Cana, “c’è la Madre di Gesù”: e dove c’è Lei, non può mancare suo Figlio. La potenza salvifica di Cristo propiziata dall’intercessione di sua Madre, si rivela a Lourdes “soprattutto nell’ambito spirituale”. È al cuore dei malati che Maria fa udire la voce taumaturgica del Figlio: voce che scioglie prodigiosamente gli irrigidimenti dell’acredine e della ribellione, e ridà occhi all’anima per vedere in una luce nuova il mondo, gli altri, il proprio destino. I malati “scoprono a Lourdes  il valore inestimabile della propria sofferenza”. Nella luce della fede essi giungono a vedere il significato fondamentale che il dolore può avere non solo nella loro vita, interiormente rinnovata da tale fiamma che consuma e trasforma, ma anche nella vita della Chiesa.

FATE QUELLO CHE GESÙ VI DIRÀ

Noi ti preghiamo, o Maria, di guardare alla indigenza dei tuoi figli, come hai fatto a Cana, quando ti sei presa a cuore la situazione di quella famiglia. Oggi, l’indigenza più grande di questa tua famiglia è quella delle vocazioni presbiterali, diaconali, religiose e missionarie. Raggiungi, dunque, con la tua onnipotenza supplice, il cuore di nostri molti fratelli, perché ascoltino, intendano, rispondano alla voce del Signore. Ripeti loro, nel profondo della coscienza, l’invito fatto ai servi di Cana: Fate tutto quello che Gesù vi dirà.

(pensieri di Giovanni Paolo II)

 

 

 


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