Il Santuario

apr 4, 2011

Dalla Libia e dall' Equador


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Categoria: Marianisti
Postato da: admin

 

DALLA LIBIA


Suor Emanuela Magni, delle Suore Orsoline del Sacro cuore di Gesù, sorella di P. Luigi Magni, Provinciale, si trova da due anni ad Al Beida in Libia e presta il suo servizio come infermiera all’ospedale della città e nei giorni terribili della guerra civile, ha fatto pervenire questo messaggio al giornale L’ECO DI BERGAMO che lo ha pubblicato il 23 febbraio 2011.


«Chiediamo una preghiera per questo popolo, per tutti, perché tutti possano vivere in pace»: è un appello accorato quello lanciato martedì sera da suor Emanuela Magni, originaria di Calusco D’Adda, della congregazione delle Suore Orsoline del Sacro cuore di Gesù del convento di Asola in provincia di Mantova, raggiunta telefonicamente in Libia presso l’ospedale dove lavora situato nella città di Al Beida, a est di Bengasi.
Suor Emanuela, 66 anni, in missione in Libia da due, è impegnata con la consorella Francesca Coter, originaria di San Paolo, 60 anni e da tredici in Libia, nella cura dei malati e feriti presso la struttura ospedaliera di Al Beida, terza città del Paese. Delle due religiose bergamasche da alcuni giorni in Italia non si avevano più notizie e questo aveva suscitato apprensione, anche alla luce della drammatica situazione che sta attraversando il Paese.
«In realtà – sottolinea suor Emanuela – stiamo tutti bene, anche suor Francesca Coter: non siamo riuscite ad avere contatti perché erano state interrotte le comunicazioni sia via telefono sia via computer. Finalmente martedì sono stati ripristinati i collegamenti: per il momento, possiamo solo ricevere e non telefonare. In giornata siamo state contattate dall’Italia».
Nell’ospedale di Al Beida è impegnata anche un’altra religiosa bergamasca delle Suore Orsoline del Sacro Cuore: si tratta di suor Lucia Albani, originaria di Grassobbio, che, come ricorda suor Emanuela, è rientrata in Italia a gennaio e che dovrebbe ritornare in Libia verso la metà di marzo. «La situazione – sottolinea suor Emanuela – nella nostra zona è abbastanza tranquilla. Nel nostro ospedale vengono ricoverate e curiamo anche le persone che sono state ferite negli scontri, sono persone che arrivano con ferite soprattutto da arma da taglio. Non siamo particolarmente preoccupate per noi. Siamo qui e lavoria mo per queste persone». La struttura sanitaria dove operano le tre religiose bergamasche è costituita da tre reparti: chirurgia, , ortopedia e medicina. In ospedale, sottolinea la religiosa, «c’è molto lavoro da fare: riusciamo a curare i malati e abbiamo i medicinali necessari; certo, non come in Italia, ma abbiamo comunque quanto occorre. E noi curiamo tutti, senza distinzioni».
Suor Emanuela, che risponde con voce pacata e serena, rimarca di «sentirsi protetta da amici: dove lavoriamo siamo molto ben volute dalle persone che ci stanno intorno». Riguardo agli scontri in atto, sottolinea suor Emanuela, «ci sono giovani che si danno alla rivolta anche nella zona dove operiamo noi, ma ora c’è una situazione abbastanza tranquilla. Qui da noi ci sono stati scontri in particolare nelle giornate di giovedì e venerdì scorso, poi la situazione è tornata abbastanza calma e gli scontri si sono spostati nelle città di Bengasi e di Tripoli».
La religiosa bergamasca afferma di essere a conoscenza riguardo a quanto sta avvenendo nel Paese: «Siamo informati su tutto – rimarca suor Emanuela - : la televisione trasmette quanto accade. Credo, però, che alcune informazioni date siano un po’ eccessive rispetto a quanto sta accadendo». E la religiosa conclude con un invito: «chiediamo a tutti una preghiera per la pace per questo popolo, chiediamo di pregare perché possano cessare le violenze, perché possa finire tutto questo male e si possa vivere in modo tranquillo. Siamo tutti fratelli nel Signore. Siamo tutti amati da Lui».

Gianluigi Ravasio


DALLA CASA CAMPESINA DI LATACUNGA IN ECUADOR

 


Fr. Roberto Bordigno ha pubblicato nell’ultimo numero di febbraio 2011 del bollettino “Informativo della Casa Campesina Juan Pablo II” di Latacunga, il seguente articolo:

Cari amici, “Cristo non tiene mani...” é l’inizio di uno dei tanti messaggi che diariamente ci arrivano o ci bombardano attraverso l ́internet. Tra tanta immondizia, che tante volte ci arriva, c ́é anche qualche cosa che merita essere riscattato e compartito come é il caso di questa frase “Cristo non ha mani, ha soltanto le notre mani per costruire un mondo nuovo dove regni la giustizia”. Credo che potrebbe essere un progetto di vita per quelli che lavoriamo nella “Casa Campesina Giovanni Paolo II” perché ogni giorno ci rendiamo conto che Cristo, che sta lì inchiodato sulla croce, ha bisogno delle mie mani, della mia donazione, del mio sorriso, della mia capacità di accoglienza per ricevere le persone, per lenire il mal di denti, per guarire il mal di stomaco, per consolare le sofferenze occasionate dalle ingiustizie e dalle prepotenze, per ... però quello di cui più ha bisogno il nostro prossimo è incontrare un luogo accogliente, semplice, cristallino dove le persone si sentano accettate e accolte con calore umano per ricevere la migliore attenzione del mondo e in qualche cosa poter alleviare i loro dolori o le loro preoccupazioni. Dobbiamo essere orgogliosi di essere le mani di Cristo, di mettere il nostro piccolo grano di arena per “costruire un mondo nuovo dove sia presente la giustizia”.
Cari amici ho voluto compartire con voi questa riflessione perché anche voi siete le mani di Cristo, voi che non ci conoscete però stimate e appoggiate il nostro lavoro, il lavoro dei professionali che, anche se nessuno li applaude, diariamente curano con affetto le persone che frequentano i nostri dispensari perché sono coscienti che il miglior “applauso” è la soddisfazione del dovere compiuto o se mi permettete la espressione dei giovani che fanno parte del movimento scout “Missione compiuta”.
Desidero presentare adesso alcune notizie del nostro lavoro diario. Mi congedo augurandovi i migliori successi per la vostra vita familiare e professionale con l ́aiuto e la protezione della madrina della Casa Campesina Giovanni Paolo II la “Virgen de El Salto”.

Arrivederci

fratel Roberto Bordignon

 

 



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